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Stelle e mortali

Alcune sere davvero buie
Le pudiche stelle
Si velano dietro
Un sipario di nubi
Soffici tele stese sul mondo
Per timore dell’invidia
Che i mortali proverebbero
A guardare, nel breve
Anfratto di tempo
Loro concesso
L’immensità
Dei loro bagliori:
Forse per questo
Si nascondono le stelle,
O forse invece perché
Loro ardono d’invidia
Per il destino dei mortali,
Che nel breve attimo
D’esistenza fugace
Che a loro è dato di provare
Vivono più intensamente

Ornamenti del cielo

Truccato solo
Del buio della notte
Il cielo si fa bello:
Si orna di nubi,
La luna un orecchino
Lascia intravedere
Brillanti squarci
Di appariscenti stelle
Lancia generoso
I suoi festoni
- cortine di lampi-
E con boati possenti
Chiama il mondo
All’attenzione:
Vuol renderlo partecipe
Della propria bellezza
Deluso da quei folli
Che, ignorandola,
Timorosi
Fuggono via.

La natura del serpente

È forse invidiabile la natura del serpente
Che, per conquistare un raggio di luce
Già prima di nascere deve lottare arduamente
Contro il guscio che lo protegge
Ma che insieme lo imprigiona
Unico barlume di affetto familiare.
Vinta questa sua prima lotta,
Uno fra mille deve poi battersi con ogni mezzo
Per uccidere prede e non esser depredato
Questo accade al giovane animale:
Che i primi attimi di vita siano i peggiori,
Lo forgino con prepotenza
O lo lascino sconfitto, in partenza perduto.

L'albero, l'acqua, la terra

L’uomo del nuovo tempo,
Che poi è lo stesso
Con abiti nuovi,
Non bada all’albero
Che gli dà il respiro
Non cura l’acqua
Che lo disseta
Né la terra
Che materna lo nutre.
Vive per il benessere
Che si ottiene col denaro
Che si ottiene coi mezzi
Che si hanno:
Ogni costo, in fondo,
È lecito.
Questo è ciò per cui
Vive l’uomo
Da sempre, da ogni tempo.
Egli lotta di continuo
Per ottenere ciò che può;
Ogni sacrificio
È infine giustificato.
Ma togliete all’uomo

L'offesa

Come alla foglia secca
Basta un lieve sospiro di vento
Per vacillare, e finire persa
A ondeggiare rapita nell’aria;
Così al carattere fragile
Basta una repentina offesa,
Un minimo sentore d’insulto
Per tremare, infrangersi
E crollare, ormai perduta.
Vorrei impedire
Alle foglie di cadere
E agli animi di affannarsi
Per motivi così vani;
Ma il vento non può placarsi,
E ancor meno lo può la crudeltà.

Sogno di rivoluzione

L’uomo che ora ruggisce
per darsi coraggio contro l’onda,
con espressione che pare feroce
non è un eroe né un folle,
e quel suo gesto che sa forse ormai
d’antico e spudorato
è solo il lascito di un tempo
in cui ci s’illudeva con ardore
e la cui nostalgia ancora lo impregna
tanto che lotterà, contro il presente
e contro la storia, per non rassegnarsi
a dimenticare quell’entusiasmo perduto.
In quel gesto, guardatelo bene,
non c’è malignità e non c’è ragione:
è il residuo di un sogno,

Ipnosi lunare

Luna

Quando la notte ti circonda,
e ad un tramonto dorato
si succede una seducente oscurità
la mente si perde nel mistero
la luna si rispecchia nel limpido lago
tutto ti sembra perfetto
forse troppo perfetto,
e ti prende un dubbio infausto:
Sarà davvero questa la realtà?
Questo scroscio di toni sfumati
di blu e lucentezza lunare
quest’intera vita all’insegna del dolce ignoto
se tutto questo fosse un sogno?
Se risvegliandoti un giorno scoprissi
che tutta questa tua vita di miele

Angoscia dell'ignoto

Primi ricordi: brividi di gioia
nei voli tra colline e fiori
calde corse tra prati e focolari
sotto le stelle e le note
di una canzone antica
che sapeva di dolcezza.
Un tuffo nella folla, poi
solitudine: il grande freddo
che congela dentro le ossa
finché non s’impara ad amarlo.
E quante cose ancora
ci si può aspettare dalla vita
in questa età, che non è altro
che un frammento infinitesimale
privilegio strappato all’eternità.
Ma quando cala la sera
e gli occhi chiusi, affamati di luce,

Abisso

“Dov’eri?” chiedi all’amico
rivisto dopo tanto “Dov’eri
mentre io ero nell’abisso?”
E intanto non vedi nei suoi occhi
quel rossore che mal nasconde
delle lacrime trattenute,
non vedi lo sforzo dei muscoli
del suo viso nel trattenere
un’espressione tragica…
Non sai che sforzo stia facendo
per non turbarti con
l’abisso che ha dentro.

Anima libera

“Lasciami andare, lasciami pure”
diceva l’albero al taglialegna,
anche se lui non lo ascoltava.
“Solo l’egoismo ti muove, ma non sai
che così mi fai un bene” ripeteva l’albero,
assaporando quei dolorosi colpi d’accetta
patimento che avrebbe reso più grande
la gioia della ritrovata libertà.
“Tu fai forse un torto al mondo, privandolo
di una chioma verde che da mille anni
lo abbaglia, e di una fonte di vita per la vita”
venivano soavi le inaudite parole
dall’anziana corteccia “Ma io non desidero

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