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Sara

Luca si trasferì nella nuova città in autunno, quando la scuola era già iniziata da meno di un mese.
Fece qualche fatica ad ambientarsi tra i nuovi compagni di classe che già si conoscevano tra di loro, e si invaghì subito della ragazza bionda più carina della scuola, quella con cui tutti sognavano di uscire e che non avrebbe mai parlato con uno come lui, futura vittima dei bulletti di classe.
Invece trovò ragazzi più o meno della sua età disponibili a socializzare nel nuovo condominio in centro che i suoi genitori avevano preso in affitto.
I suoi nuovi amici lo portarono a girare per i luoghi più frequentati della città e i bar dove si sarebbero sempre incontrati, gli fecero conoscere altre persone e qualche ragazza, e gli dissero:
- Se poi ne vuoi una solo per divertirti senza impegni c'è sempre Sara.
Quel nome pronunciato con scherno e compiacimento era ancora un mistero per Luca, che gli diede un volto quando vide rientrare nel condominio una figura esile e bassina, che sgattaiolava a testa bassa verso il proprio appartamento cercando di nascondere il bel viso malinconico.
Ma lui la notò, notò i suoi vestiti scuri e il suo passo sfuggente, i capelli malamente piastrati che allisciava nervosamente con la mano a ogni passo e il trucco un po' sgualcito.
Soprattutto notò lo sguardo atterrito e timoroso, qualcosa in quegli occhi profondi e timidi dietro cui sembrava nascondersi il pianto.
- Quella è Sara - gli indicò il suo amico Mario, che abitava nell'appartamento a fianco a quello di Luca, e che chiamò: - Ehi, Sara, vieni qui che ti presento un nuovo ragazzo.
Ma lei scappò via più veloce quando sentì chiamare il suo nome, e dopo essere entrata nel proprio appartamento si sbattè con forza la porta alle spalle.
- Quella è un po' ritardata, non sai mai come si comporterà - spiegò Mario con un sorriso malizioso - ma proprio per questo ti ci potrai divertire un sacco.
Luca non capì, ma si addormentò pensando alla ragazza dallo sguardo triste quella notte.

La mattina dopo, andando a scuola con Mario e altri amici, la vide dietro di loro.
- Mi sa che le piaci, ieri è scappata perché c'ero io ma ora ci segue e scommetto che ti vuole conoscere - disse Mario, e lui e gli altri lo spinsero addosso alla ragazza nonostante le proteste di Luca.
- Ma che fate?! - disse indignato agli amici, che non si erano mai comportati in quel modo, e poi, rivolto alla ragazza su cui era stato praticamente buttato: - Mi dispiace, scusali... non so che sia preso a quei ragazzi.
Lei, arrossita e un po' imbronciata, rispose guardando altrove:
- Non importa. Fanno sempre così con me.
- E come mai sono così odiosi con te? - chiese Luca, ripensando anche al modo in cui Mario aveva parlato di lei l'altra sera.
- Lo vorrei proprio sapere - tagliò corto lei, e cambiò discorso: - Tu sei Luca e vieni da Roma, vero?
Lui rispose di si e cominciò a raccontarle di come i suoi erano stati costretti a trasferirsi lì a causa dell'affitto troppo alto e di come si stesse cercando di ambientare in quel nuovo posto. Non sapeva perché le stesse raccontando tutto questo, ma si sentiva a suo agio con lei e gli andava di sfogarsi spiegando come si sentiva ora.
Lei lo stette ad ascoltare per un po', poi notò che ogni tanto fissava il vuoto come se si perdesse in altri pensieri, e altre volte tratteneva delle risa immotivate. Era questo che intendeva Mario quando diceva che era ritardata?
- Ma ti sto annoiando, ora dimmi qualcosa di te - la invitò.
- Che c'è da dire di me, non ti basta quello che ti hanno detto i tuoi amici? - rispose la ragazza adombrandosi. - Lo so che te lo avranno detto, che per loro io sono la loro puttana.
Lui scosse la testa e sgranò gli occhi.
- Come scusa?
La ragazza svoltò bruscamente separandosi da lui.
- La mia scuola è da questa parte e devo andare, ciao.

Luca credeva di aver già visto abbastanza per quel giorno, quando una volta uscito da scuola, mentre attraversava un vicolo poco frequentato per arrivare a casa, si ritrovò tra le braccia la ragazza bionda che lo aveva ammaliato dal primo giorno che l'aveva vista, e che credeva non gli avrebbe mai rivolto la parola.
- Aiutami a scappare da Fabietto, mi sta seguendo! - gli disse disperata dopo essergli corsa incontro ed essersi parata tra le sue braccia come per essere protetta - Adesso si è messo a seguirmi e oggi le mie amiche non potevano accompagnarmi, ho paura che mi faccia quello che fa sempre!
Luca la fissò per un attimo, incredulo e sbalordito, ma si riebbe in fretta e prese in mano la situazione.
- D'accordo, ci sono io ora con te, vai verso casa tua e io ti seguirò e mi assicurerò che non ci diano fastidio - le disse.
Lei non se lo fece ripetere due volte.
- Quello è uno schifoso maniaco, quando si fissa con una non la lascia perdere finché non riesce a restare da solo con lei e a fare le cose peggiori. - ripeteva allarmata mentre passava tra le case mano nella mano con Luca, che non ci capiva più niente ma si sentiva così bene a fianco a quella ragazza.
Arrivarono a una casa dal grande cancello nero, e solo allora la deliziosa e spaventata bionda si riebbe dallo spavento e realizzò di non essersi neanche presentata.
- Scusami, ti ho coinvolto senza sapere chi tu sia, ero in preda al panico - si scusò - Il mio nome è Alice. Grazie per avermi aiutata.
Luca si perse nel suo sorriso al punto che ci vollero alcuni istanti prima di ricordarsi di avere un nome.

Il ragazzo tornò a casa più tardi del previsto, e quel pomeriggio uscì senza aver fatto i compiti, voleva incontrare Mario e chiedere informazioni su quello che aveva sentito quella mattina.
- Quella ragazza, Sara, mi ha detto che tu e gli altri la trattate come la vostra... - mormorò, vergognandosi un po' anche solo di pensare che l'amico potesse essere così meschino.
- Beh, lei è il nostro passatempo quando non siamo fidanzati, e a volte anche quando lo siamo, finché non lo scopre nessuno - sorrise l'altro, strizzandogli l'occhio - Tu puoi chiamarla a qualsiasi ora, lei all'inizio farà un po' l'offesa, ma basta farle qualche complimento e dirle che non puoi restare senza vederla subito, e ci casca ogni volta. La facciamo venire in garage "per parlare" e poi ci si diverte. Ci crede sempre, un po' perché è ritardata, un po' perché evidentemente le piace.
Luca non sapeva se il suo amico stesse scherzando o cosa.
- Insomma vi approfittate di lei? - concluse.
- Macché approfittate! Ormai ci è abituata, se lo fa vuol dire che le piace, figurati. Anzi, a volte è persino lei a chiamare noi... non ti far impietosire, fesso! - rise ancora Mario. - Tanto prima o poi ci andrai anche tu, lo so.

Luca vide ancora Alice.
Tornò a ringraziarlo alla ricreazione il giorno dopo.
Quando camminò per i corridoi sola con lui in mezzo a tutti i compagni si sentì un re.
- Ti va di vederci al bar più tardi? - trovò il coraggio di chiederle, e con sua somma gioia lei accettò.
Si videro quel pomeriggio, poi quello dopo e quello dopo ancora.
Tra loro sembrava stesse nascendo qualcosa.
Uno dei pomeriggi in cui erano a passeggiare per il corso, vide anche Sara con uno degli amici di Mario, un tipaccio che puzzava sempre di fumo e da cui Luca si teneva un po' alla larga.
Luca aveva già capito cosa stavano per fare, e la cosa lo angosciò.
Dopo averne parlato con Alice, che approvò con poco entusiasmo la sua idea, raggiunse quei due e li salutò con enfasi esagerata, proponendo:
- Venite a prendervi qualcosa con noi, offro io.
Il tizio lo guardò con stizza, ma Sara sorrise e accettò, e il suo tenebroso accompagnatore non insistette troppo per andarsene, quando Luca si offrì di comprargli anche delle sigarette.
Perse sempre più la pazienza quando però Alice e Luca li trattennero fino a sera a parlare al bar, con la scusa di poter comprare tutto solo alla fine.
- Allora ce ne andiamo, grazie lo stesso - disse infine il tipaccio prendendo Sara per un braccio, ma lei strillò dal dolore e non si mosse.
- Sembra che voglia restare qui, e tu non puoi costringerla - disse Luca con aria un po' arrogante.
Il ragazzaccio lo guardò male, e si alzò.
- Non mi metto a discutere con te solo perché sei amico di Mario - sbuffò, e se ne andò da solo, pretendendo però prima che gli fossero date le sigarette promesse.
Sara gli fu grata. Tornarono insieme a casa, ma prima Luca accompagnò anche Alice, che sull'uscio di casa, quando l'altra ragazza non poteva sentirli, gli disse:
- Sei stato carinissimo ad aiutare anche una come lei, ma temo sia tutto inutile, è troppo stupida per capire, ci tornerà comunque con quello, e poi con altri ancora peggiori.
- Ma perché lo fa? - Luca era impietosito e allo stesso tempo innervosito dal comportamento di quella ragazza.
- Era molto timida e non si avvicinava a nessuno prima che Fabietto la convincesse per la prima volta a uscire con lei- spiegò Alice - è diventata così da quando lui...
Luca capì e strinse i denti.

Si salutarono con un po' di amarezza nel cuore, e poi Luca tornò al suo condomio con Sara.
Lei questa volta era meno introversa, parlò con lui e risero insieme.
- Perché andavi con quel tipo? - le chiese, sperando di non sembrare sgarbato.
- Io voglio solo che la smettano di offendermi e trattarmi come un'idiota, e che mi trattino con un po' di amore - rispose lei - Solo quando esco con loro, prima di andare in un garage o in un capannone, sono gentili e dicono di volermi bene. Lo so che non è vero, ma a volte mi piace crederci.
- Non ci guadagni niente così, ti tratteranno sempre peggio... - provò a dire Luca, ma lei era tornata prigioniera dei suoi pensieri e non lo ascoltava più.
Luca cercò di riprendere discorsi più allegri, e riuscì a salvare il resto della camminata.
A volte Sara sembrava incupirsi e tornare nel suo mondo, ma fu nel complesso una camminata piacevole.

Fu decisamente spiacevole invece ricevere, dopo due giorni che non la sentiva nè vedeva a scuola, la chiamata di Alice in lacrime.
- Voglio solo vederti un'ultima volta, poi mi trasferirò - gli disse - Fabietto è diventato impossibile, mi scrive mille messaggi osceni e gira fino a notte fonda intorno casa mia con altri due ragazzi più grandi, non ho avuto il coraggio di uscire neanche per andare a scuola. I miei genitori dicono che una denuncia costa troppo e che non ce la possiamo permettere, anche perché è minorenne e finirebbe di sicuro assolot, così andremo a stare a casa dei nonni e venderemo questa. Non ci vedremo più per colpa di quel maledetto.
Luca fu così atterrito dalla notizia che i suoi occhi diventarono rossi e lacrimanti senza che se ne rendesse conto.
Passarono un pomeriggio abbracciati senza dirsi niente, ma con la triste consapevolezza che non si sarebbero più rivisti.

Quando tornò a casa, cercò Sara e le chiese chi fosse quel Fabietto di cui tutti parlavano.
- Cerca di non averci a che fare - lo avvertì lei - Rovina la vita a tutti quelli che incontra.
- Lo so, ma ho bisogno di un modo per impedire che lo faccia ancora... tu lo senti anche adesso?
- Mi scrive spesso dei messaggi, quando non ha nessun altro si sfoga con me e se non ci vado mi perseguita.
- Quindi hai i suoi messaggi sul cellulare? Messaggi dove ti minaccia e ti obbliga a fare cose che non vuoi.
- Si, e quindi?
- Per favore, posso portarli alla polizia? Ti prometto che non ti succederà niente.
- No, quello mi ammazza! Tu non hai capito con chi hai a che fare.
- Ti prego, hai la mia parola che ti proteggerò sempre. Puoi fidarti di me.

Fabietto fu arrestato, anche se probabilmente non sarebbe rimasto dentro a lungo almeno aveva avuto una piccola lezione.
Luca uscì spesso con Sara e diventarono sempre più amici, ma sperò fino all'ultimo che Alice tornasse.
I genitori di lei, però, ormai avevano venduto la vecchia casa e non avevano intenzione di ritrasferirsi.
Quando ebbe la notizia, Luca stava per piangere ancora, ma fu chiamato proprio allora da Sara.
- Marcello mi scrive messaggi minacciosi, dice che ora che Fabietto non c'è più prenderà il suo posto e sarà peggio di lui - gli disse.
Luca corse al parco dove aveva detto di essere. C'era anche quel Marcello, il tipo delle sigarette.
- Devi lasciarla in pace, non voglio più vederti a darle fastidio - disse, cercando di sembrare minaccioso. Nonostante quel tipo fosse più alto di lui, era così agguerrito che non aveva paura.
Marcello fece una risata bieca.
- E tu chi sei per dirmi cosa devo fare con lei, il suo eroe?
Luca la prese per mano per andare via.
- No, ma sono il suo ragazzo.
Se ne andò ignorando l'odioso ragazzo che sghignazzava alle sue spalle.

- Te l'ho detto, io non sto con te perché mi fai pena, mi piaci davvero - ripetè per l'ennesima volta. Sapeva che ormai anche lei ci credeva, ma le piaceva sentirselo dire.
- Ma non mi dici mai che mi vuoi bene - protestò Sara fingendosi imbronciata.
- Te lo avrò detto almeno dieci volte!
- Ma non come lo dico io - rise lei.
Luca stava per replicare con un bacio, quando il suo cellulare squillò.
Trasalì quando lesse il nome di Alice sullo schermo.
- Che vuole quella? - chiese Sara sbirciando.
- Non lo so - rispose lui, andando di fretta via nel suo appartamento e lasciandola da sola, senza rendersi neanche conto.
Alice lo chiamava per dirgli che un amico di Fabietto le stava dando il tormento, che voleva andare da lei per vederla e uno di quei giorni se lo sarebbe ritrovato sotto casa, e non avrebbe accettato un no dopo un così lungo viaggio.
- Tranquilla, non ha idea di dove tu viva, sta solo cercando di metterti paura - disse lui, in realtà timoroso.
Si salutarono con un po' di titubanza, quando Luca bussò alla porta di Sara per scusarsi di come l'aveva congedata lei non era arrabbiata come si aspettava, ma molto infelice.
- Tranquillo, lo sapevo che io sono solo un ripiego, rispetto a una ragazza così bella non sono nessuno - disse rassegnata.
- Ma che dici? Sei tu la mia ragazza ora.
- Io sono una povera demente, lo dicono tutti che stai con me solo perché non hai trovato niente di meglio.
- Chi lo dice?
- Anche i tuoi amici me lo dicono sempre, e lo so che è così. Ciao.
E questa volta fu il suo turno di sbattergli la porta in faccia.
Luca le scrisse un messaggio per spiegarle cosa era successo ad Alice e dirle che ora lei, Sara, era l'unica ragazza della sua vita, che non avrebbe mai pensato più ad altre.

Ricevette un altro messaggio, ma non da Sara.
Il suo amico Mario, che di lì a poco non sarebbe più stato suo amico, gli inviava una foto di se stesso insieme a Sara, in quel famoso garage. Era una foto oscena e fatta di recente.
"Oggi pomeriggio mi ha chiamato lei per dire che a te non importava niente di lei e che ti dovevi vendicare. Ora che hai capito che le sue sono tutte scuse e che le piace essere di tutti, spero che vorrai lasciar divertire di nuovo anche tutti noialtri senza fare storie" diceva il testo del messaggio.
Luca bussò di nuovo alla porta di lei, ma questa volta molto meno amichevole.
- Che altro vuoi? - disse lei aprendo, sembrava che avesse appena pianto, ma quando lui le mostrò la foto sgranò gli occhi.
- Allora avevano ragione a trattarti in quel modo! - disse lui, riversandole contro tutta la rabbia accumulata quel giorno - Sei riuscita a prendermi in giro nonostante la tua stupidità, ma non ci riuscirai mai più.
- Ti prego, ascoltami, quando ho visto che scappavi a parlare con Alice io... - cercò di dire lei, ma fu interrotta dai singhiozzi mentre parlava, sapendo già come sarebbe finita.
- Non inganni più nessuno, non troverai mai più uno stupido come me che ti voglia di nuovo bene! - le disse lui pieno di rabbia - Anzi, se vuoi saperlo non era vero che ti volevo bene: ti amavo, e solo ora mi rendo conto di quanto sono stato idiota. Quasi più di una ritardata come te.
- Ti posso dimostrare che ti amo davvero anch'io, fidati di me, te lo dimostrerò in un modo o nell'altro...
- Troppo tardi, addio.

Quella notte Luca impiegò molto a prendere sonno, e quando ci riuscì fu svegliato da urla femminili disperate.
- Ma che succede? - chiese ai suoi genitori, che stavano a guardare a porta aperta un appartamento un po' distante dal loro ma sullo stesso piano.
Non gli risposero, paralizzati com'erano dalla vista di quella donna che urlava e piangeva.
Marco, che era uscito anche lui, gli venne incontro, dimenticando nel momento quello che gli aveva fatto quel pomeriggio, e indicò la scarna e bassa signora di mezza età che gridava.
- Quella è la madre di Sara, è alcolizzata, forse ha preso qualcosa di pesante...
Tra le urla Luca riuscì a capire queste parole:
- La mia Sara! La mia piccola!
Corse a chiederle cosa fosse successo, ma la donna non era in grado di articolare frasi di senso compiuto.
- Spostati, ragazzo - gli disse un uomo uscendo dall'appartamento, molto scosso - Sembra che la figlia di questa signora si sia uccisa con delle forbici, è uno spettacolo da non vedere.