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Lo sfogo

Ricorderò sempre con paura come si svolse la morte di Alessandro Espiante.
Lo conoscevo da sempre come conduttore e presentatore famoso, sebbene da tempo tutti si chiedessero come avesse fatto a diventare tanto conosciuto, essendo del tutto privo di talento e non avendo un carattere particolarmente simpatico.
A dire il vero, ora che il nostro paese diventava sempre più povero, tutti iniziavano a odiarlo.
Non che avessero motivi particolari per odiare proprio lui, ma quando si è poveri e allo stesso tempo ignoranti, come eravamo ridotti ad essere noi, si cova un rancore spropositato verso chiunque si ritenga stia meglio di noi, e in proporzione a quanto si ritiene che stia bene e a quanto si ritiene immeritata tale fortuna.
Alessandro Espiante era uno dei conduttori più ricchi del paese, e come ho detto tutti iniziavano a ritenere che non fosse particolarmente meritevole.
Era stato molto in voga nei tempi in cui io ero bambina, anni molto diversi in cui la nostra nazione era più ricca e felice, forse migliore anche da altri punti di vista, e in quei tempi era piuttosto stimato, tanto che aveva avuto alcune parti anche come attore e presentato qualche canzone scritta da lui a qualche programma tv.
La critica impietosa che lo aveva stroncato più avanti non sembrava esistere allora, così aveva continuato a fare carriera a lungo e ad acquisire quelle ricchezze che oggi il popolo non sembrava perdonargli.
Poi era iniziata una progressiva decadenza, della sua carriera come della nostra economia, entrambe con un passato di ascesa e un futuro che le destinava al baratro.
Aveva preso a fare solo spot ben stipendiati puntando sulla sua precedente fama, ma già allora era stato duramente criticato, per motivi che a me sembravano poco razionali.
– Con che coraggio uno che mangerà solo caviale e champagne si permette di sponsorizzare “la pasta più buona ma meno cara”? - si chiedevano indignati i suoi delatori.
E quando si resero conto che stava diventando un personaggio odiato, i pubblicitari, che sanno ben sfruttare ogni situazione, non rinunciarono affatto a usarlo nei loro spot, ma li impostarono semplicemente in modo diverso.
– Io non ho mai usato le lenti indistruttibili della Oculsan, eppure non mi è mai successo niente... - recitava nel suo spot più famoso, e poco dopo veniva colpito da un pallone da calcio in pieno viso coi suoi occhiali fragili e non di marca, e lo si vedeva fingere un terribile dolore dopo che questi gli si infrangevano sul viso mentre li indossava.
Il video era stato condiviso da metà paese con un record di visualizzazioni, tutti godevano crudelmente del suo dolore simulato, rammaricandosi solo del fatto che fosse tutto finto, e la Oculsan quell’anno triplicò le vendite.
Quel meccanismo perverso mi risultava un tantino inquietante già allora, ma non avrei mai immaginato quali tinte losche sarebbe arrivato ad assumere un giorno.
Mi resi conto di quanto sia irrazionale e al contempo bruta e crudele la natura umana il giorno in cui partecipai alla presentazione di una serie che a giudicare dal trailer mi sembrava interessante.
La facevano a pochi isolati da casa mia e il biglietto era poco costoso, così decisi di andare a vedere di che si trattava.
Prima dell’incontro con gli attori, c’era un comizio del regista e degli sceneggiatori a cui, non si capiva bene perché, era stato invitato anche Alessandro Espiante, che non faceva parte del cast e che tra l’altro sembrava non avesse niente da riferire in merito al film.
Prese a raccontare di sue esperienze personali di quando era stato attore per un breve periodo in una serie girata più di dieci anni prima, la quale non aveva avuto particolare fortuna.
Stava ricordando di quando aveva fatto la parte del padre di un bambino rimasto orfano di madre, una scena toccante in cui parlava col piccolo attore e lo consolava dopo un lungo pianto chiedendogli di esprimere un desiderio, e promettendogli che avrebbe fatto qualsiasi cosa per esaudirlo.
Senza che ci fosse un motivo logico per ricordare ulteriormente quella serie già così poco degna di nota, chiese se ci fosse un volontario tra il pubblico per replicare dal vivo quella scena.
Un bambino chiassoso seduto tra le prime file insistette per andare nonostante il padre lo tirasse indietro dicendogli di non avvicinarsi “a quel pagliaccio strapagato”, e andò a sedersi sulle ginocchia dell’imbarazzato Espiante, che cercò inutilmente di fargli capire che la scena non si svolgeva così.
Il bambino però, incoraggiato da una folla che gli urlava di non stare neanche vicino a quell’uomo così odiato, si comportava con irriverenza e invece di recitare le parole che apparivano in alto davanti a lui affinché potesse leggerle storpiava le frasi inserendovi insulti e parole oscene che non avrebbe dovuto conoscere.
Espiante iniziò a irritarsi e gli disse di andarsene, poiché stava facendo una figura davvero pessima, e a me sembrò che avesse detto una cosa giusta, ma a quelle parole tutto il pubblico già piuttosto ostile insorse nei suoi confronti.
Presero a gridargli che la figura peggiore la faceva lui, che pur essendo cos! immeritatamente ricco si permetteva di essere anche viziato e arrogante con un bambino. Perlopiù gli gridavano insulti, in ogni caso.
Sempre più spazientito, Espiante si alzò in piedi per far alzare il ragazzino insopportabile, che però fece del suo meglio per restargli addosso, cos! che quando l’uomo si sollevò del tutto in piedi lui cadde a terra.
Non si poteva dire che non se la fosse cercata, ma la folla, già scalpitante, si inferocì in un modo spropositato a vedere quella scena, e appena il ragazzino si fu allontanato dal palco su cui si trovava Alessandro Espiante molti uomini il padre del maleducato in primis, si misero a tirare contro il presentatore oggetti contundenti piuttosto pesanti.
Espiante si rifugiò dietro il tavolo da cui stava parlando all’inizio, dove era rimasto solo dato che il regista e gli altri che avevano parlato prima di lui gli avevano lasciato campo libero.
Lanciò anche lui qualche oggetto che aveva a disposizione l! sopra, come microfoni e bottiglie d’acqua da mezzo litro, ma non colpì nessuno e soprattutto il suo armamentario si esaurì molto in fretta, mentre gli altri avevano ancora tante riserve a disposizione: non solo borse e bottiglie da un litro, ma non si facevano problemi nemmeno a gettare tablet e cellulari pur di ferire lui piuttosto gravemente.
- Ma che fanno? - chiesi io allarmata alzandomi in piedi – Se continuano di questo passo lo ammazzeranno!
E non stavo esagerando: il suo volto era già diventata una maschera di sangue a causa si tutti i danni che aveva già ricevuto, e sembrava che i suoi sempre più accaniti assalitori avessero ancora ampie scorte di oggetti contundenti, oltre che ottima mira per centrarlo quasi sempre in pieno ed eccellente forza per lanciare anche le cose più pesanti.
Ora lui iniziava a spaventarsi, ma aveva capito di non poter fare altro che restare trincerato sotto quel tavolo e lanciare quel che gli restava per scoraggiare i suoi nemici dall’avanzare, dato che gli avevano bloccato ogni uscita.
Anche altri come me si erano alzati in piedi per cercare di fermare quella lapidazione, ma fummo tutti costretti a risederci e stare buoni, minacciai con la forza da qualche animato incitatore degli assalitori.
– Stia ferma, se non vuole guai, e si goda lo spettacolo – mi disse un uomo, che si preoccupò anche di sequestrare il cellulare che avevo preso in mano per chiamare la polizia, e che probabilmente fu usato per contribuire a colpire Espiante poiché non lo rividi più - Si renderà conto solo dopo di aver preso parte a un evento di fondamentale importanza per tutti noi.
– Sto assistendo alla morte di un uomo! - gridai scandalizzata, ma le mie parole si spensero tra le più forti urla di rabbia della folla.
– No, mia cara, non minimizziamo – mi rispose quello con fermezza scuotendo la testa – Lei ora crede che sia solo questo, ma se ne accorgerà domani e nei prossimi giorni, quando vedrà i visi più distesi e sereni, le persone più calme e inclini a pagare e sopportare. Le cose saranno più semplici per un bel pezzo, dopo questo sfogo