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L'amore è un diritto

Dopo tutto quello che è venuto fuori da quella storia mi vergogno un po’ a raccontarlo in giro, ma io sono stata una delle prime clienti di quelli che poi divennero famosi come “venditori d`amore”.
È successo quando non erano ancora così avidi e famosi, quando era ancora presentato tutto come un semplice gioco.
Camminavo per il viale addobbato e festoso di una città già entrata nel clima natalizio, ero sola e mi aggiravo un po’ spaesata per i negozi in cui dovevo comprare regali di cui non mi importava niente per gente a cui non importava niente di me, ma che doveva a sua volta donarmi qualcosa di insignificante, per via di una convenzione che in quel momento detestavo.
Non era un periodo felice per me: mi ero da poco lasciata con un ragazzo, i colleghi di lavoro erano dei falsi amici che in realtà mi parlavano male alle spalle e non avevo che un giorno di ferie per le feste, così che non potevo tornare a casa dei miei a festeggiare con loro come sarebbe stato bello poter fare.
Eppure, quando vidi quel gruppo di persone vestite in rosso così vivaci e solari che si approcciavano con tale amichevolezza e allo stesso tempo spettacolarità a degli sconosciuti per strada non potei fare a meno di restare attratta da loro.
Si avvicinavano a gente sola come me, con fare spigliato e risoluto e chiedevano qualcosa.
Non dovevano essere le solite richieste di denaro per beneficenza che venivano fatte spesso in quel periodo, perché la gente non rimaneva infastidita, ma più che altro stupita e un tantino intimidita.
Come vide che li fissavo con curiosità, uno di loro, un bel ragazzo alto e affascinante, venne verso di me.
– Ciao, ti piaccio? - mi chiese senza mezzi termini.
Io sbattei le palpebre, perplessa.
– Puoi essere del tutto sincera con me, non devi aver paura – mi rassicurò - In fondo è solo il mercato.
– Il mercato? - ripetei titubante.
Lui annuì, guardandomi in modo suadente.
– Il mercato dell`amore – confermò - Se ti piaccio, ti basterà darmi due euro e sarò solo tuo per dieci minuti, altrimenti puoi andare senza dovermi niente.
Io non ero certa di aver capito bene.
– Mi stai chiedendo due euro per passare dieci minuti con me? - chiesi.
Non capivo: ero tarda di comprendonio io o era effettivamente una proposta assurda?
– Non per passare solo del tempo insieme – mi corresse – Per dieci minuti della mia vita, io sarò completamente tuo. Il tuo ragazzo, il tuo migliore amico, il tuo amante... non importa cosa, puoi scegliere per me un qualunque ruolo, e io lo interpreterò come meglio posso. Mettimi alla prova.
– Sei una specie di attore? - chiesi.
Lui sorrise.
– Lo ero, ma ora sono molto più di questo. - spiegò - Lavoro in un mercato che abbiamo inventato io e i miei amici, e che rivoluzionerà il mondo. Tu puoi essere una delle prime persone a godere dei nostri servizi, se solo riesci a liberare la tua fantasia e a credere a questo sogno di breve durata.
– E perché dovrei pagare per una finzione? - dissi io sorridendo.
Il suo sorriso dolce e i suoi modi di fare mi avevano già conquistata.
– Pensaci bene, è davvero la prima volta che succede? - mi chiese lui – Quante persone ti hanno sfruttata fingendo affetto, senza neanche dirlo in modo sincero come sto facendo io adesso? La gente pretende favori, aiuti, sesso e tanto altro in cambio dell`amore che finge. Se rifletti bene sui rapporti di amore e di amicizia che hai avuto finora, ti renderai conto che la maggior parte di questi si basano su una menzogna.
Avrei tanto voluto dargli torto, ma invece mi stupii di quanto fossero vere le sue parole. Il ragazzo con cui mi ero da poco lasciata non voleva altro che il mio corpo e i miei soldi, come aveva raccontato all`altra sua fidanzata per giustificarsi quando aveva scoperto di me, e contestualmente io di lei. I miei colleghi non erano che serpi che si fingevano gentili per farmi sgobbare nei fine settimana e terminare le loro pratiche.
– Tu non menti e mi chiedi solo due euro, giusto? - dissi, ormai definitivamente conquistata, e tirai fuori il portafogli – In fondo è solo un gioco. Sii il mio fidanzato per questi dieci minuti, e cerca di essere migliore del precedente.
– Non è affatto un gioco – mi disse lui, intascando la moneta – Lo era fino a un attimo fa e lo sarà tra dieci minuti, ma per questo breve tempo io sono davvero il tuo ragazzo, e ti amo davvero. Il denaro donato, questo frutto del sacrificio elargito a un`altra persona, genera amore più o meno forte a seconda della quantità che si riceve. Io ho ricevuto poco, e per il resto della mia vita non conserverò di te che un bieco ricordo, ma per questi dieci minuti concentrero su di te tutto l`amore che nasce dalla gratitudine.
– Il mio fidanzato ci sa proprio fare con le parole – risi io, mentre lui mi prendeva la mano.
Mi portò di corsa sul viale che avevo percorso poco prima, e che mi era sembrato così triste e monotono con quelle sue luci artificiali diffuse ovunque con volgarità.
Mentre passeggiavo con lui che mi guardava con sguardo da vero innamorato mi sembrò diverso, per qualche attimo provai un vero senso di felicità natalizia.
– Perché guardi quelli lì, quando hai al fianco un ragazzo così bello e innamorato? - mi diceva, e poi: - Sarebbe una cattiveria pensare di regalare quel vestito a una tua amica invece di comprarlo per te: lei non è altrettanto bella, ogni volta che lo indosserà penserà a quanto starebbe bene su di te e impazzirà di invidia.
– E tu che ne sai, se la mia amica non l`hai mai vista? - mi venne da chiedegli come se fosse davvero il mio fidanzato.
– Ho visto te – rispose lui, e in quel momento dimenticai della finzione e mi sentii davvero speciale.
Ci sedemmo infine su una panchina da cui avevamo la visuale dell`intero viale addobbato a festa, e lì lui mi baciò.
Non fu uno di quei baci volgari che a volte danno gli uomini per il proprio piacere, fu un bacio romantico e al contempo passionale, dato per farmi sentire bene e nient`altro.
– Ripensa a questo momento ogni volta che nella tua vita ti sentirai sola e penserai di non piacere a nessuno – mi disse – Pensa che in questo momento tu sei stata il mio unico amore, e che non avevi niente in meno di chiunque altro. Solo due euro in piu`.
Con questa frase che mi diede da riflettere, mi avvisò che i dieci minuti erano passati, e mi lasciò con un bacio sulla mano come saluto.
Io lo guardai allontanarsi e poi approcciarsi a un`altra ragazza, e sospirai.
Al contrario di quanto si potesse pensare, mi sentivo comunque bene per quello che era stato, e anche se avrei preferito che continuasse ancora non mi sentii vuota perché era terminato così in fretta.
Nei giorni seguenti, scoprii che non ero stata l`unica a farmi trascinare in quella dolce follia.
Al tg fecero un servizio sui “venditori d`amore”, dissero che erano diventati molto noti e ricercati nella città natalizia.
E il fenomeno non terminò con la fine delle vacanze.
Se ne parlò ancora in tv, sulle radio e sul web, divennero famosi e iniziarono a spopolare ovunque.
I molti attori impegnati in tale campo non si limitarono per molto a qualche moneta racimolata dai passanti per strada: ben presto nacquero società per azioni e siti di richieste online di quei servizi, che iniziarono a differenziarsi peraltro in molte sottocategorie.
Una parte di loro, quasi tutti i giovani uomini di bell`aspetto, iniziarono a vendere il proprio amore per lunghi periodi, trasformandosi di fatto in veri e propri gigolò a lungo termine.
Le donne non più giovanissime o deluse dai tanti uomini che avevano potuto trovare gratis li pagavano per essere loro fidanzati per settimane o mesi, a volte spendendo una fortuna. Si diceva malignamente che fossero passatempi per vecchie zitelle che finalmente sdoganavano i propri appetiti sessuali rivelandoli al mondo, ma io capii da subito che era molto più di questo.
Quegli uomini erano sì amanti superbi, che non si approcciavano alle donne solo per trarne un godimento umiliante e a volte doloroso per loro, ma si sforzavano di dare anche in quell`ambito vero piacere, ma soprattutto sapevano fingere di amare in modo molto più profondo di quanto faceva chi non era pagato per farlo, per tutto il tempo in cui si vendevano restavano assolutamente fedeli e presenti per la donna che li aveva comprati.
Questo non fu, comunque, che un piccolo ramo dei venditori di amore.
Spopolarono inaspettatamente anche quelli che venivano assunti da persone anziane e sole per il puro piacere di avere della compagnia.
Non c`era nessun altro scopo: non facevano né da badanti né da amanti, stavano con loro solo per parlare, abbracciarsi e stare insieme.
Tutto quello che donavano era il loro tempo e il loro affetto comprato.
La cosa sembrò avere solo lati positivi per un certo periodo, ma poi iniziarono i guai.
Per quanto si potesse avere idee divergenti sul servizio che quelle persone offrivano, indubbiamente erano in moltissimi ormai a beneficiarne, e diventava sempre più importante per quelle persone che ne facevano uso.
Ed era anche vero che dovevano essere pur pagati e non troppo poco, visto che chi li comprava aveva bisogno di stare sempre più tempo con loro, si affezionava dopo un po’ come a un familiare e sviluppava, in molti casi, una vera e propria dipendenza.
Si poneva così il problema: se quei venditori d`amore dovevano passare tutto quel tempo coi loro clienti, dovendo quindi rinunciare a svolgere altri lavori per vivere, e dovendo anche sacrificare una parte considerevole della propria vita sociale, occorreva che fossero pagati in modo adeguato.
Ma davvero pochi, tra i più bisognosi di affetto, potevano permettersi questo lusso.
– Io mi occupo praticamente a tempo pieno di due signori anziani che ormai mi considerano come la loro figlia – diceva una ragazza un giorno al tg, con voce indignata – Per loro è fondamentale che io li accompagni per ogni momento di quello che rimane della loro vita, e passo con loro anche le notti. Ditemi come faccio a sopravvivere con la loro misera pensione che già non basta a sfamare loro due. Praticamente ci rimetto soltanto!
– E cosa chiede al governo? - le domandava il giornalista, che intervistava sia lei che una vasta schiera di persone tutte con la stessa pretesa.
– Devono dare finanziamenti pubblici a chi non può pagare personalmente noi. L’amore è un diritto!
– Un diritto fondamentale! - aggiunse un altro, intervenendo concitato – Vogliamo che l’importanza del nostro ruolo sia riconosciuta costituzionalmente!
Dopo tutto questo, e dopo molte altre manifestazioni di venditori d’amore e loro clienti sempre più numerosi, vi fu incredibilmente un vero riconoscimento governativo.
Furono concesse assunzioni di venditori d’amore come pubblici dipendenti, che venivano assegnati a delle persone non abbienti per svolgere il proprio compito.
Erano privilegiati gli anziani, le persone sole di oltre quarant’anni e, sorprendentemente, gli orfani ancora in attesa di adozione.
Si era pensato, infatti, che questi bambini, già da prima di essere adottati, avevano diritto a quanto più di vicino a un vero familiare ci potesse essere, così i venditori d’amore, in questo caso, non andavano a vivere negli orfanatrofi, ma ospitavano i bambini in casa propria. Così si sopperiva alla mancanza di volontari che facevano richiesta di affidamento, che già non erano molti e sparirono definitivamente quando fu approvata la riforma: chi poteva essere così stupido da prendere gratis uno di quei bambini, spendendo somme cospicue per aiutarlo, quando si poteva essere pagati per tenerli in casa?
Diventò un vero business, migliaia di persone furono impiegate in quel servizio e milioni ne usufruirono.
Questo portò ben presto l’economia verso un baratro, poiché quell’ingente numero di nuovi impiegati pubblici dal lauto stipendio non era una spesa facile da coprire, e sempre più persone abbandonavano i lavori tradizionali per intraprendere quella strada.
Si pensò di istituire corsi di venditore d’amore a numero chiuso, senza aver superato i quali non si era abilitati all’esercizio della professione, ma questo non risolveva molto le cose, dato che la minore offerta si confrontava con l’eccesso di domanda, e così dopo poco ripresero le assunzioni libere.
Nacque però un movimento reazionario che si pose contro al nuovo fenomeno, persone che ritenevano che vendere il proprio affetto fosse immorale e che questo genere di servizio dovesse essere avversato anziché finanziato dallo Stato.
Sebbene all’inizio fossi un po’ scettica, aderii a questo movimento dopo aver visto in tv un gruppo di orfani ormai divenuti maggiorenni, che si disperavano per essere stati abbandonati da quelli che ormai si erano abituati a considerare come genitori dopo che il governo aveva smesso di dare loro i fondi per l’assistenza affettiva.
I due gruppi si scontrarono più volte in accesi dibattiti, ma il movimento dei venditori d’amore, all’inizio così ben visto da tutti, come una moda durata troppo a lungo e di cui tutti non vedevano l’ora di liberarsi, perdeva ogni giorno nuovo terreno, ed era sempre più malvisto dalla collettività.
Furono evidenziati di colpo tutti gli aspetti negativi di quel sistema, la freddezza di chi riusciva ad amare solo a pagamento e la struggente illusione di chi riusciva a credere che fosse vero, finché non si scontrava con la realtà.
Quello che era iniziato come un gioco doveva tornare un gioco.
Lo Stato abolì i finanziamenti ai venditori d’amore, molte società si sciolsero e le poche che rimasero in piedi persero molti introiti, pochissime durarono più di due anni senza andare in fallimento.
Era stata una bolla di sapone che era vagata per l’aria gelida di una grigia città invernale, regalando un sogno e un sospiro a chi si era illuso di poterla catturare, e alla fine era scoppiata.
Questo mi venne in mente quando, molti anni dopo, rividi il ragazzo, ormai uomo d’età, che per dieci minuti mi aveva un tempo dato il suo amore.
Lavorava ora come commesso in un negozio, aveva perso l’affabilità e l’entusiasmo di un tempo e si dedicava rassegnato al lavoro attuale.
- Spero di non essere davvero solo un ricordo sbiadito – gli dissi andando verso la cassa e sorridendo. Dal suo sorriso capii che mi aveva riconosciuta, così proseguii: – Se avessi abbastanza monete da comprare tutto il tuo tempo, torneresti a esercitare solo per me la tua professione?